









Krisis Identities exhibition
Allestimento, comunicazione e curatela della mostra Krisis Identities, composta da materiali originali estratti dalla pubblicazione omonima a cura di Unità di crisi. Con opere di: Nicolò Degiorgis, Emanuele Kabu, Valentina Ciarapica e Collectif_fact e Unità di Crisi. Il tema della mostra, come quello della pubblicazione, è quello della crisi dell’identità, o meglio delle modalità di rappresentazione dell’identità.
L’idea di una realtà perfettamente descritta e organizzata in strutture gerarchiche di conoscenza nasce con l’età moderna e arriva fino agli ultimi anni del ventesimo secolo. La distinzione tra ciò che è uguale e ciò che è diverso è più agevole in una realtà così strutturata. Oggi quell’idea di realtà è in crisi così come la concezione di identità legata alle strutture fisiche dei territori e delle comunità locali. La realtà di questo nuovo secolo è una realtà disordinata in cui le comunità, i territori e gli stati-nazione si destrutturano e perdono in parte o del tutto il potere di organizzare le relazioni, di costruire identità. Più che le strutture fisiche, a contendersi il controllo dei processi di costruzione delle identità oggi sono configurazioni dinamiche di poteri diversi, in continua mutazione, in un contesto di valori sostanzialmente economici. All’interno dello spazio economico globale, essi si trasformano in processi di consumo di simboli. La crisi dell’identità è oggi la crisi dell’idea stessa di identità che da processo percettivo si trasforma in una perenne aspirazione (sogno, desiderio) destinata a rimanere insoddisfatta.
Ad avere particolare rilevanza nella mostra, il progetto firmato Unità di Crisi MittelEuropa. Il progetto, consistente in 24 fotografie d’archivio ritoccate digitalmente, nasce da un’indagine sulla crisi dell’identità degli stati nazionali e sovranazionali. Il concetto di stato-nazione sta vivendo in questi anni una crisi senza precedenti. Ma su cosa si fondava la sua identità nazionale? Era veramente frutto di un patrimonio comune, di una cultura condivisa? E come può esserlo oggi?
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